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Santi e Passione

L'Anima

Folla, suoni, luci, grida, colori, odori: tutto amplificato e portato al limite estremo della soglia di percezione dalla forza che può avere solo un evento atteso e preparato per un anno intero e che si ripete da secoli con gli stessi gesti e gli stessi protagonisti. Le processioni in Sicilia sono veri e propri «monumenti animati», parteciparvi da spettatori, anche con il giusto distacco del viaggiatore forestiero, è un’esperienza fondamentale per capire l’essenza più antica del carattere dei siciliani, quella sacralità dalle antiche radici pagane che caratterizza ogni manifestazione religiosa dell’isola.

il duomo

Tra le più antiche feste dedicate ai santi di Sicilia c’è quella di Sant’Agata, giovane vergine e martire patrona di Catania, il cui culto risale al III secolo d.C. e le cui celebrazioni si fondono a una festa dedicata alla dea Iside, qui spesso identificata con Proserpina: gradualmente, la santa del nascente cristianesimo ha preso il posto della divinità della terra. I festeggiamenti hanno cominciato a prendere la loro forma attuale già nel Medioevo, quando alle classiche date di febbraio si aggiunse quella del 17 agosto 1126, giorno del ritorno in città delle reliquie, trafugate 86 anni prima e portate a Costantinopoli. Nell’arco dei sei secoli seguenti, segnati da eventi catastrofici come l’eruzione del 1669 e il terremoto del 1693, la festa ha assunto la forma attuale, il cui nucleo restano i giorni tra il 3 e il 5 febbraio. Ad annunciare le celebra- zioni nei giorni precedenti, le processioni delle candelore o cannalore, tredici monumentali ceri montati su castelli lignei in rappresentanza delle corporazioni delle arti e dei mestieri della città; poi ci sono le luminarie per tutto il centro, che culminano con la trionfale composizione di luci in cima alla salita di San Giuliano.

i ceri a Sant’Agata

Il 3 febbraio i ceri sfilano con il clero e le autorità cittadine dal luogo del martirio a piazza Stesicoro fino alla cattedrale lungo la via Etnea; la sera del 3 è il momento più festoso e prosaico, con una cantata in piazza del Duomo seguita da spettacolari giochi pirotecnici. Il giorno seguente, le reliquie della Santa iniziano il loro percorso alle prime luci del mattino, montate sul fercolo, un carro a baldacchino argenteo sospinto dai devoti vestiti con il tradizionale camice bianco; un intero giorno dalla cattedrale attuale all’antica, la chiesa di Sant’Agata la Vetere e ritorno, lungo il perimetro segnato dalle antiche mura cittadine. All’alba del 5 il solenne ponti cale con tutti i vescovi di Sicilia precede la processione del fercolo nel centro della città, che culmina con la salita lungo via San Giuliano, che da qualche anno si svolge a un passo meno veloce che in passato, dopo che nel 2004 un giovane devoto morì schiacciato dalla calca in corsa. Il ritorno del fercolo alla cattedrale, previsto per l’alba del 6, spesso avviene parecchie ore dopo, rallentato da (…) continua